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Le cappelle e le opere rilevanti: |
Particolarmente legata alla devozione
per Sant’Antonio da Padova, è tra le ultime
ad essere fondata. Manca documentazione a suo favore e possiede un
dipinto tardosettecentesco
di ambito locale, ricco di contenuti effetti
drammatici.
Si assegna all’importante devozione per
il Suffragio dei defunti. Una nicchia in alto accoglie la piccola statua
della Pietà. Il complesso dialogo di immagini
è completato da
Leonardo Massabò
(Porto Maurizio 5 dicembre 1812- 21 novembre 1886).
Le Anime Purganti
1875
Noto dipinto del pittore Leonardo
Massabò, firmato datato al 1875, con un
chiaro riferimento all’opera locale di una compagnia d’altare.
Queste ultime si dedicavano a specifiche devozioni. Un’altra tipica
compagnia d’altare è quella della Madonna del Rosario. Potevano così
accumulare beni che venivano impiegati, in
questa situazione, nelle messe di suffragio per i fedeli defunti,
mediante i legati (lasciti) in punto di morte. Il nuovo altare della
Compagnia viene costruito nella chiesa di
Terzorio nel 1874 e viene subito
commissionato questo nuovo dipinto, pagato 400 Lire di allora. Proprio
il soggetto realizzato da Massabò è
indicativo dell’impegno di coloro che hanno
voluto questo dipinto. Il Massabò è stato
uno degli autori più importanti dell’Ottocento ligure occidentale. Ha
sfruttato una formazione romana con notevoli artisti come
Coghetti e Minardi
e dove rimane fino al 1855. Ritorna peraltro in patria, dove si afferma
come realizzatore di opere sacre, nel solco
di una tradizione post classica, caricata di qualche aspetto romantico
e/o retorico a seconda delle collocazioni. Al di là
delle sue realizzazioni per la Basilica di San Maurizio di Porto
Maurizio, svolge una buona attività per i centri della Provincia e qui
si esprime in modo più vicino alla volontà popolare. Appare peraltro
forte la dimensione purista di formazione, con le
anime purganti allungata nella richiesta di grazie alla Vergine e
l’angelo che accorre a salvarli dalle fiamme. Peraltro va detto che
queste fiamme sono state in gran parte dipinte
in un secondo tempo, per omaggio ad un forte senso del pudore e nella
volontà di coprire le nudità eccessive, tipiche però di un autore
educato allo studio del nudo classico.
È dedicata alla Madonna del Rosario,
una devozione presente dall’inizio del Seicento in chiesa parrocchiale,
sostenuta dalla predicazione domenicana, che aveva in Taggia un suo
centro conventuale. La funzione di questa figura mariana, dopo la
vittoria di Lepanto, ha un significativo
valore protettivo nei confronti delle incursioni
barbaresco-musulmane, che Terzorio ha
dovuto purtroppo subire.
Giacomo Rodi (nativo di
Montalto, prima metà del XVII
secolo-probabilmente Albenga, seconda metà del XVII secolo)
La Madonna del
Rosario con i Santi Domenico e Caterina,
popolo in preghiera e i Misteri.
1619
Il dipinto fa parte di una serie che il
vivace e longevo autore ha realizzato per diverse chiese della zona.
Sono infatti noti analoghi soggetti a Santo
Stefano al Mare (1611) ed a Torre Paponi.
Verso il 1630 Giacomo Rodi lascia la zona della Liguria più occidentale
per un trasferimento nell’area di Albenga,
ove dipinge ancora molto, soprattutto per le chiese dell’entroterra,
riproponendo i suoi modelli in modo consueto e gradito al pubblico.
L’opera di Terzorio comprende il rapporto
tra
Rettore Gio
Batta Panizzi, per una spesa di 180 Lire. Il
dipinto propone la consueta realizzazione in cui la Madonna con
Gesù Bambino cedono le corone del Rosario
ai Santi Domenico e Caterina da Siena,
memoria del sostegno domenicano alla devozione
rosariana. Intorno ci sono le piccole scene con i quindici
Misteri, legati alla vita della Vergine Maria. Giacomo Rodi è
sicuramente apprezzato per la semplicità devota con cui realizza queste
opere, legate però ad esempi genovesi colti e religiosamente attenti,
osservando Bernardo Castello e Cesare Corte.
Il complesso si giova di una piena
sistemazione nel corso della seconda metà del Settecento. Il dipinto
principale nel coro rappresenta la
Nascita di San Giovanni Battista (e si ricorda che invece la
festa locale è legata al martirio del santo), acquistata a livello
locale nel 1785), mentre i dipinti laterali con la
Nascità
di Gesù e la
Resurrezione sono stati
acquistati nel 1816.
L’altare maggiore è rinnovato nel 1801.
Giovanni Dinch
Crocifisso
1725.
Ci si
trova di fronte ad uno dei personaggi più misteriosi nell’ambito
artistico ligure occidentale di età
moderna. Si tratta di uno scultore del legno di
origine nordica. Fulvio Cervini ne parla
proprio in relazione all’archivio parrocchiale di
Terzorio, dove al fondo del libro dei
matrimoni del 1695, si cita “Giovanni
Dinch, huomo
peritissimo in scoldura ed in antri
generi del borgo di Volgen nella
Provincia o sua Principato di Monster”,
segnalando quindi le distante per mare, seimila miglia e per terra,
più di duemilcinquecento miglia.
Monster in effetti
è un centro vicino all’Aia, ma il personaggio non è noto nella sua
eventuale patria, né è impossibile pensare che si tratti di qualcuno
in fuga o comunque di un personaggio che avesse qualcosa da
nascondere sulla sua identità. È dignitoso autore di
una interessante e dinamica statua di
Santo Stefano per la parrocchiale di Santo Stefano al Mare. E pare
che proprio qui abbia avuto dimora, a partire dal 1724, presso la
facoltosa famiglia Filippiche ricompensava
con lavori di falegnameria d’arte. Le sue opere o
comunque la sua influenza è ovviamente
diffusa nella zona, comprendendo dunque anche
Terzorio. Il Crocifisso di
Terzorio, in effetti, è un esempio
piuttosto interessante di un barocco dinamico, ma ricco di elementi
di evidente influenza nordica nella precisa definizione dei
particolari anatomici.
È quella della compagnia detta della
“Sacra Cintura”, fondata nel 1735 con il supporto dei Padri Agostiniani.
Alla fondazione era presente il priore degli
Eremitano di Sant’Agostino, Nicola
Antonio Scheffinati, napoletano, ed è
probabile l’influenza del convento di San Remo, legato all’ordine, il
quale si trovava presso l’attuale santuario della Madonna della Costa.
Il dipinto all’altare rappresenta la Madonna con
Gesù Bambino che cede la cintura a Santa Caterina da Siena,
mentre a sinistra si rivolge allo spettatore Sant’Agostino,
assiema a San Nicola da Tolentino. L’opera è
di esecuzione settecentesca e pure legata
all’ambito produttivo locale, forse di Porto Maurizio.
Dedicata all’Immacolata Concezione,
appare quale memoria della devozione per l’Annunciazione, titolo
presente nella chiesa antica fin dalla fine del
XVI secolo, in sostituzione di una immagine precedente. I santi che
accompagnano il dipinto sono Luigi Gonzaga e
Filippo Neri. Il primo è fortemente legato
all’educazione religiosa dei giovani, proprio come il secondo, creatore
degli oratori. Si tratta di devozioni proprie del rinnovamento della
chiesa cattolica dal XVI al XVII secolo.
L’opera può essere ancora messa in relazione con una
importante produzione pittorica di ambito ligure occidentale tra
XVIII e XIX secolo.
Il notevole numero di santi che
compare nell’ultimo e rilevante dipinto
settecentesco sempre di ambito locale ha due elementi fondamentali: la
presenza delle sante Apollonia, Lucia e Agata nella zona superiore e di
San Mauro in quella inferiore. Pur in una realizzazione pittorica in cui
prevale un antico schema strutturale e gerarchico, ci si ricollega alle
devozioni moderne da un lato e ad una antica
dall’altro. Le sante femminili sono sante dei semplici, delle donne
sempre tormentate dai mille problemi della vita quotidiana nella
responsabilità di figli, famiglia e lavoro nei campi. San Mauro
reincarna la memoria dell’abbazia benedettina di Santo Stefano ai monti,
a lungo detentrice dei diritti territoriali sulla zona in fase
medievale.